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Sri Yukteswar

marzo 22nd, 2010 Posted in Maestri Spirituali

“Santo mio, sveglia, svegliati

Santo mio, sveglia, svegliati

Tu non hai meditato,

non ti sei concentrato,

non hai meditato,

non ti sei concentrato

e sprecasti il tuo tempo in vane parole

Santo mio, sveglia, svegliati

Santo mio, sveglia, svegliati

la morte ti coglierà e tempo più non avrai

la morte ti coglierà e tempo più non avrai…”

(questa canzone era cantata da Sri Yukteswar per incoraggiare i suoi discepoli a concentrarsi sulle pratiche spirituali).

Priya Nath Karar nacque il 10 maggio 1855, a Serampore (India), da genitori benestanti.

Da adulto si sposò e amministrò sapientemente la sua eredità. In età matura incontrò il suo Guru, Lahiri Mahasaya, e si dedicò alla pratica dello Yoga.

Come il suo Guru, anch'egli era un marito e un padre, ed era coinvolto in maniera responsabile nei doveri e negli obblighi sociali.

Dopo la morte della moglie, decise di diventare Swami in quanto, se non lo avesse fatto, i bramini avrebbero disertato le lezioni sulla Bhagavad Gita da lui tenute nel suo ashram. (la casta Kshatriya, di cui faceva parte, è considerata infatti inferiore a quella dei bramini).

La sua iniziazione formale nell'ordine degli Swami avvenne a Bodh Gaya, dove prese il nome di Sri Yukteswar, "unito con Ishwara", uno dei nomi di Dio secondo la tradizione indù.

Da allora in poi dedicò la sua vita all'educazione dei discepoli, allo studio delle scienze e all'approfondimento delle sacre scritture. Il suo tempo fu diviso tra i suoi due ashram, uno a Puri e l'altro a Serampore, nei pressi di Calcutta.

Sri_Yukteswar_Lion_of_BengalFu Guru, tra gli altri, di Sri Satyananda, Paramahansa Hariharananda e Paramahansa Yogananda che fu da lui preparato alla missione di diffusione dello Yoga in occidente (quando giunse il momento, Sri Yukteswar gli disse: “Vai, adesso, e tutte le porte ti saranno aperte”, e così fu).

Non si spostò mai dall'India; manifestò sempre però un grande interesse per gli sviluppi del lavoro in America.

Nel 1894, su richiesta del Mahavatar Babaji, scrisse il suo libro più conosciuto intitolato “Kaivalya Darshanam”, nel quale descrisse, tra l'altro, le principali similitudini tra le scritture cristiane e quelle indù. In Italia il libro è pubblicato con il titolo “La Scienza Sacra” (Ed. Astrolabio).

Questo Maestro di Yoga fu anche un famoso astrologo ed esperto di Ayurveda, l'antica scienza vedica della salute e del ringiovanimento. Conosceva inoltre molto bene le proprietà terapeutiche delle gemme e di certi metalli.

Paramahansa Yogananda, suo diletto discepolo, dice di lui nella sua Autobiografia:

<<[…] Sri Yukteswar era nel suo comportamento riservato e assai positivo. Non vi era nulla in lui del vago, o sciocco visionario. I piedi saldamente poggiati sulla terra, aveva la mente ancorata nel porto del cielo. Ammirava la gente pratica. "Santità non vuol dire ottusità. Le percezioni divine non rendono incapaci!", egli diceva. "L'espressione attiva della virtù affina anche la più acuta intelligenza".

Il mio Guru era restio a discutere di temi metafisici. La sua sola aura "meravigliosa" era quella di un'estrema e perfetta semplicità. Nella conversazione schivava gli argomenti sorprendenti: nell'azione si esprimeva con naturalezza. Molti maestri parlavano di miracoli, ma non erano capaci di farne; Sri Yukteswar raramente citava le leggi segrete; ma, segretamente le metteva in pratica a volontà.

"Un uomo che ha realizzato il Sé non attua alcun miracolo, se prima non ne ha avuto l'autorizzazione interiore", spiegava il Maestro. "Dio non desidera che i segreti della Sua Creazione vengano rivelati a chicchessia. Inoltre, ciascun individuo a questo mondo ha l'inalienabile diritto al suo libero arbitrio. Un Santo non interferirà mai con tale indipendenza".

Il silenzio abituale a Sri Yukteswar proveniva dalle sue profonde percezioni dell'Infinito. Non gli restava tempo per le interminabili "rivelazioni", che occupano l'intera giornata di maestri che non hanno realizzato nulla. "Negli uomini superficiali, i pesciolini dei piccoli pensieri muovono molto le acque. Nelle menti oceaniche, le balene dell'ispirazione fanno appena un'increspatura". Questa citazione delle Scritture indù non manca di un certo spiritoso buonsenso.

[…] Sebbene nato uomo mortale come tutti noi, Sri Yukteswar aveva raggiunto l'identità col Signore del Tempo e dello Spazio. Nella sua vita io scorgevo una Divina Unità. Egli non aveva trovato nessun ostacolo insuperabile a una fusione perfetta dell'umano col Divino. Compresi che tali barriere non esistono che nella pusillanimità spirituale dell'uomo.

Quando toccavo i sacri piedi di Sri Yukteswar, mi sentivo sempre come elettrizzato. Gli yogi insegnano che un discepolo viene spiritualmente magnetizzato dal riverente contatto con un Maestro; si genera tra loro una misteriosa corrente. Gli indesiderabili meccanismi delle abitudini mentali del devoto vengono spesso come cauterizzati; i solchi profondamente incisi delle sue tendenze terrene sono beneficamente alterati. Almeno per un momento egli potrà vedere i segreti veli di maya sollevarsi, e intravedere per un attimo la realtà della Beatitudine Divina. Ogni volta che mi prostravo alla maniera indiana dinanzi al mio Guru, tutto il mio corpo era pervaso da una fiamma liberatrice.

[…] Se giungevo all'eremitaggio in uno stato d'animo preoccupato, o indifferente, la mia disposizione mentale, a poco a poco, mutava. Una calma risanatrice discendeva su me alla sola vista del mio Guru. Ogni giorno che passavo con lui era un'esperienza nuova di gioia, di pace, di saggezza. Mai lo trovai illuso, o turbato da desideri, emozioni, collera, o da qualsiasi altro vincolo umano.

[…] Uno studente nuovo esprimeva a volte il dubbio di non essere degno d'intraprendere la disciplina yoga.

SriYukteswar"Dimentica il passato", lo consolava Sri Yukteswar. "Le vite passate di tutti gli uomini sono macchiate da molte vergogne. La condotta umana non darà mai affidamento fin quando non si è ancorati nel Divino. Ogni cosa in futuro migliorerà, se compirai uno sforzo spirituale ora".

[…] La vita quotidiana nell'ashram si svolgeva tranquillamente, e di rado variava.

Il mio Guru si svegliava prima dell'alba. Disteso sul letto, o a volte seduto, entrava in Samadhi

[…] Nel pomeriggio venivano i visitatori; un continuo flusso si riversava dal mondo nella tranquillità dell'eremitaggio. Ogni ospite veniva trattato da Sri Yukteswar con sollecitudine.

Un Maestro, ossia un uomo che ha realizzato se stesso come l'anima onnipresente, e non come il corpo, o l'ego, percepisce in tutti gli uomini una sorprendente uguaglianza.

L'imparzialità dei Santi è radicata nella saggezza. Essi non soggiacciono più all'influenza dei mutevoli volti di maya; né, alle simpatie, o antipatie, che confondono il giudizio dei non illuminati.

Sri Yukteswar non dimostrava alcuna considerazione speciale per coloro che erano ricchi, potenti, o istruiti; e nemmeno disprezzava altri per la loro povertà, o ignoranza. Era capace di ascoltare pieno di rispetto parole di verità dette da un bambino e talvolta di ignorare apertamente un presuntuoso pandit (dotto, erudito della scienza sacra).

Gli ospiti del pomeriggio talvolta indugiavano oltre le otto, ora della cena.

Il mio Guru non si permetteva di mangiare da solo; nessuno lasciava il suo ashram affamato, o insoddisfatto. Sri Yukteswar non era mai imbarazzato, o sgomento, per l'apparizione di ospiti inattesi; sotto la sua direzione piena di risorse, pochi cibi diventavano un banchetto. Eppure, era economo; i suoi modesti fondi andavano lontano. "State comodi entro la vostra borsa" usava dire. "Le stravaganze vi portano il disagio". Sia nei dettagli della condotta dell'eremitaggio, sia per i lavori di costruzione, o riparazione, od altre faccende pratiche, il Maestro manifestava tutta l'originalità di uno spirito creativo.

yukteswarLe tranquille ore della sera ci portavano spesso uno dei discorsi del mio Guru, tesori che sfidano il tempo. Ogni sua espressione era cesellata dalla saggezza. Una sublime sicurezza marcava il suo modo di esprimersi: era unico. Parlava come mai ho udito altri parlare. I suoi pensieri venivano soppesati su una sensibilissima bilancia di discriminazione, prima ch'egli permettesse loro di prender forma nella parola. L'essenza della verità, onnipervadente perfino sotto un aspetto fisico, emanava da lui come un fragrante profumo dell'anima. Ero sempre cosciente d'essere alla presenza di una vivente manifestazione di Dio. Il peso della sua divinità induceva automaticamente la mia fronte a chinarsi dinanzi a lui.

Se degli ospiti si accorgevano che Sri Yukteswar stava entrando in contatto con l'Infinito, egli immediatamente li impegnava in una conversazione. Era incapace di assumere una posa, o di ostentare il proprio ritiro in se stesso. Sempre unito a Dio, non aveva bisogno di un tempo speciale per entrare in comunione con Lui. Un Maestro autorealizzato si è già lasciato dietro il trampolino della meditazione. "Il fiore cade quando appare il frutto". Ma, i Santi, spesso, continuano a praticare esercizi spirituali per dare l'esempio ai discepoli […]>>.

Conosciuto tra i suoi discepoli come un maestro della guarigione spirituale, Sri Yukteswar non manifestò mai apertamente i suoi siddhi (i poteri dello yogi realizzato). Egli era estremamente pratico, e quando Yogananda da giovane pensò di rinunciare ai rapporti con la sua famiglia, Sri Yukteswar gli suggerì: “Perché escludere la famiglia dal nostro amore per Dio?”

Fu uno dei Guru più rispettati dei suoi tempi, sebbene avesse pochi discepoli.

Yogananda disse che Sri Yukteswar avrebbe potuto essere il Guru più seguito dell'India, se non fosse stato per il modo severo e schietto (“niente di meno che drastico”) con cui educava i discepoli.

A questo proposito, uno dei ritratti preferiti da Yogananda mostra Sri Yukteswar in un'ipostasi a prima vista abbastanza spaventosa (osservandolo in quella fotografia, Yogananda soleva definire il proprio Guru “il Leone del Bengala”). Bisogna considerare però che un Santo realizzato, non manifesta solo amore e dolcezza. Può sembrare difficile da capire soprattutto per chi tende a vedere amore e compassione come unici attributi del Divino, ma il potere di Dio crea e distrugge mondi, e questa forza terribile è chiaramente percepibile nella fermezza dello sguardo di Sri Yukteswar.

Relativamente al ruolo del Guru, Sri Yukteswar diceva ai propri discepoli:

“Non dovreste mai pensare di liberarvi solo per mezzo del mio tocco o che una carrozza dal Cielo stia aspettando proprio voi! Non dovreste mai consentirvi quest'attitudine mentale di fede cieca, lungo il cammino per la conquista del Kaivalya (la realizzazione del Sé Supremo Atman)! Il tocco iniziatico del Guru aiuta solo ad incoraggiare la realizzazione. Voi stessi dovete praticare con la massima aspirazione per raggiungere la Meta Divina e ciò avverrà solo mediante i vostri sforzi personali.”

Il seguente dialogo, tratto sempre dalla “Autobiografia di uno yogi” di Yogananda, evidenzia l'attitudine del ricercatore spirituale autentico, manifestata e trasmessa dal suo Maestro:

<<Sri Yukteswar: "Mukunda (il nome da ragazzo di Yogananda), perché non porti un bracciale astrologico?"

Yogananda: "Dovrei farlo Maestro? Non credo nell'astrologia."

Sri Yukteswar: "Non è questione di credere; l'unico atteggiamento scientifico che si dovrebbe assumere di fronte a qualsiasi soggetto è quello di sapere se sia vero. La legge della gravitazione era ugualmente attiva prima e dopo Newton. Il cosmo sarebbe davvero piuttosto caotico se le sue leggi non potessero operare senza la sanzione della credenza umana">>.

All'età di 80 anni, il 9 marzo 1936, mentre meditava nella postura del loto, il grande Guru abbandonò coscientemente il corpo fisico (Mahasamadhi) e fu sepolto, secondo l'antico rituale degli Swami, nel giardino del suo ashram di Puri, dove ora è stato eretto un tempio alla memoria.

Tre mesi dopo, in una stanza d'albergo a Bombay, Yogananda rivide Sri Yukteswar nella sua forma resuscitata e conversò con lui. Egli diede al suo discepolo informazioni personali sulle tendenze del mondo, gli spiegò nei dettagli come si svolge la vita nei regni sottili, e gli disse che attualmente fungeva da guida per le anime evolute del pianeta astrale Hiranyaloka. Là molti abitanti si ritirano dagli attaccamenti astrali e si preparano ad andare in regni ancora più sottili.

L'Amrita Bazar Patrika, un giornale di Calcutta, scrisse di lui:

<<Le sue interpretazioni della Bhagavad Gita e di altre scritture sacre dimostrano la profonda padronanza che Sri Yukteswar aveva della conoscenza filosofica, sia orientale che occidentale, e aprono gli occhi al mondo sull'essenziale unità tra Oriente e Occidente. Convinto assertore dell'unità di tutte le fedi religiose, Sri Yukteswar Maharaj fondò il Sadu Sabha (Società dei Santi) con la cooperazione dei capi di varie fedi religiose, per la diffusione di uno spirito scientifico nella religione.>>

Ricordato per la sua chiara comprensione della natura della coscienza, Sri Yukteswar può essere considerato uno Jnanavatar, un'incarnazione di saggezza; con queste parole era solito rammentare costantemente ai suoi discepoli la necessità della pratica spirituale:

"L'oscurità di maya silenziosamente s'avvicina. Affrettiamoci a casa, dentro di noi".

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