Home » Salute » Musicoterapia » Virtù magiche e terapeutiche della musica – La musica al servizio dell’uomo

Virtù magiche e terapeutiche della musica – La musica al servizio dell’uomo

aprile 8th, 2010 Posted in Musicoterapia

SUONO E LUCE

Carpire dalle profondità del cosmo una melodia, una musica e accordarla con il nostro animo era più facile per i chierici, per gli asceti e gli artisti del medioevo. La fusione di udito e vista che gli antichi cinesi definivano luce degli orecchi, è condivisa dalla vicina India ove il termine svar (luce) conserva la stessa radice di svara (suono). La musica indiana proviene dalla recitazione melodica degli antichi testi sacri: i Veda (voce sanscrita che vuol dire “vedo”, “conosco”), inni e melodie del bramanesimo che contengono la sapienza delle origini. Gli svara (le note della scala che vanno da 5 a 9) comprendono l’ottava divisa in 22 sruti: microtoni o microintervalli (sru in sanscrito vale “udire”).

La forma principale della musica colta è costituita dai Raga: scale modali, tipi melodici i cui centri tonali possono essere ognuno delle note. Raga, dalla radice sanscrista rani (tingere) sottolinea il colorito affettivo di ciascun modello. Quindi, sentimenti modali o mela: melodie da ripetere, variare, sviluppare. Ogni Raga, secondo il modo, induce alla gioia, alla tristezza, alla serenità ed ha potere magico e terapeutico. Secondo le ore del giorno o della stagione i Raga ottengono la migliore ambientazione emotiva.

arpaInoltre, secondo lo studioso tedesco Jacob Grimm (1785-1863), l’affinità etimologica tra le parole inglesi peeping (sorgere del sole) e piping (suono di zampogna) e il doppio significato della parola tedesca svegel, che significa sia “flauto” che “luce”, dimostra che il concetto di associare suono e luce era familiare anche all’antica Europa. Tale concezione, attraversando la cultura superiore del Medio Oriente, era giunta fino alla mistica medievale; si trasmettevano conoscenze metafisiche assai vicine alla teoria musicale indù, fino alla musica occidentale le cui origini risalgono al canto ebraico del tempio e delle sinagoghe. Basta ascoltare con attenzione un coro di Canto Gregoriano per rendersi conto che la musica è ispirata e illuminata. Mozart affermava che un solo versetto del gregoriano non valeva tutta la musica da lui composta.

Presso gli antichi egiziani ed ebrei era al servizio della religione; nell’Asia minore accresceva lo sfarzo ed il lusso delle corti; per gli antichi sumeri ed egiziani, il termine era anche sinonimo di “gioia” e “contentezza”

Per i greci, il termine Musiké (arte delle Muse) indica poesia, danza e musica; quindi arte totale che coinvolge tutte le facoltà degli esecutori. Scoperta divina elevata alla dignità di arte libera, nella coscienza nazionale era considerata il più prezioso patrimonio di ogni popolo; per i seguaci di Orfeo e di Pitagora, mezzo di purificazione e risanamento in quanto agisce sulla volontà e sulla nostra anima. Elemento necessario di educazione e di cultura generale, fu ritenuta pilastro di moralità politica: lo Stato non può fare a meno della giusta armonia e dell’euritmia. Democrito ed Epicuro, filosofi greci del IV sec. a.C., sostengono che la musica nasce dal desiderio dell’uomo di imitare gli uccelli che cantano. Secondo gli studiosi di etnomusicologia, l’uomo primitivo imita i fenomeni naturali che lo circondano, convinto che con questo richiamo lo spirito di quel suono entri in lui. Platone (427-347 a.C.) la considerava eccelsa tra le altre arti: è atta a calmare le inquietudini dell'uomo.

IL LATO OSCURO DELLA MUSICA

I greci distinguevano la musica positiva cui attribuivano un potere mitico e soprannaturale e quella negativa, capace di svilire e corrompere l’animo umano. Platone attribuisce ad essa oscuri risvolti dionisiaci. Se tale potere era valido allora, a maggior ragione sopravvive ai nostri giorni con l’avvento della musica metallica e aggressiva; si afferma nella forma dello star system ove la mitomania è costruita ad arte dall’industria discografica ed è ancora più negativa ove affonda le sue radici in quell’humus esoterico e satanico che ha influenzato la musica rock come il caso di Aleister Crowley (1875-1947) padre del satanismo moderno che ha ispirato divi vecchi e nuovi della musica rock: già i Beatles lo avevano inserito fra le persone che ci piacciono sulla copertina del Sgt. Pepper's Lonely Club Band. Mick Jagger dei Rolling Stones compone la colonna sonora di un lungometraggio del 1969 intitolato Invocazione al mio fratello demonio. Ozzy Osbourne e David Bowie lo menzionano nelle loro canzoni. La band tedesca Alphaville realizza l'album Afternoons in Utopia, del 1986, il cui testo contiene messaggi in codice riguardanti il sistema thelemico e altre idee occulte.

Ma noi ci occupiamo della forma positiva.

POTENZA CONCILIATRICE E RIMEDIO

La musica dei grandi compositori come Palestrina, Carissimi, Pergolesi, Bach, Mozart, Beethoven diffonde nei cuori agitati delle nostre generazioni la pace che regnava nell’animo di questi maestri. Essi riescono a far parlare nei suoni i sentimenti più profondi dell’anima, scoprendo nella potenza conciliatrice e purificatrice dell’arte il rimedio contro il dolore dell’uomo moderno (angoscia, smarrimento, pessimismo). Non solo la “Classica”, ma anche ogni altra musica produce i suoi effetti; pensiamo al potere sedativo delle ninne-nanne o alle filastrocche per bambini. La musica al servizio dell’uomo si perde nella notte dei tempi.

La suggestione che la musica ha sempre esercitato sia presso i popoli cosiddetti primitivi che evoluti, spiega il perché ad essa si attribuiva una provenienza e un carattere divino. Ad essa si riconoscevano profondi poteri: la capacità di creare un contatto con gli dei e la possibilità di influenzare magicamente la realtà e la natura.

Alce nero, uno degli ultimi capi indiani d’America, spiegava ad un etnomusicologo: ‹‹La musica e il ritmo sono un chiaro mezzo per congiungersi agli dei, per comprendere il senso della vita e per avvertire l’energia che anima ogni cosa. La forma tonda del tamburo rappresenta l’universo intero: il suo rullo regolare e possente è il polso, il cuore che batte al centro dell’universo. È come la voce del Wakan-Tantka (il grande spirito). Questo suono ci incita e ci aiuta a capire il mistero ed il potere di tutte le cose ››.

Gli antichi la usavano in rituali propiziatori per la fertilità, la nascita, il raccolto, la celebrazione della vita e della morte; musica e medicina erano una cosa sola. "Il sacerdote medico" (lo sciamano) sapeva che il mondo è costituito secondo principi musicali, che la vita del cosmo è dominata dal ritmo e dall'armonia. La musica ha potere "incantatorio" sulla parte irrazionale, procura benessere e nei casi di "malattia" ricostituisce l'armonia perduta.

S. Freud (1856-1939) dichiarò che un'orchestra poteva guarire molti malati. Gli studi sull'impiego della musica per alleviare il dolore o per la riabilitazione dei malati d'Alzheimer, autismo o dislessia risalgono agli anni '80.

Oggi vi sono diversi settori della musicoterapia: clinico-psichiatrico, pedagogico, psicoanalitico;

  • l’approccio clinico-psichiatrico aiuta la scienza soprattutto nei casi in cui il malessere fisico si accompagna a quello dell'anima;
  • l’approccio pedagogico sviluppa le attività creative per il raggiungimento dell'equilibrio psichico e per far emergere le capacità potenziali: improvvisare, danzare, suonare, cantare.(Saper suonare uno strumento musicale, soprattutto iniziando in tenera età, migliora la sensibilità cerebrale nei confronti non soltanto dei suoni ma anche del linguaggio. Il canto è un'importante attività liberatoria anche per i soggetti che si ritengono stonati; la voce rispecchia le condizioni mentali, fisiche ed emozionali di una persona: è lo specchio dell'anima);

  • l’approccio psicoanalitico volge l'attenzione soprattutto al potere affettivo (esplorazione dell'universo interiore dei pazienti affetti da disturbi della personalità) e catartico (l'ascolto musicale determina la liberazione di sentimenti patogeni e scarica l’aggressività).

ALTRE INDICAZIONI TERAPEUTICHE

musica pennaLa musicoterapia come disciplina con una propria autonomia, ha quasi un secolo ed è in grado di aiutare a guarire diverse patologie: tossicodipendenza, depressione, ansia, stress, lesioni cerebrali post coma, ischemia, ictus, psicosi e schizofrenia, autismo, handicap fisici e mentali. Ai malati d'Alzheimer dà la possibilità di manifestare il proprio pensiero o stato d’animo attraverso canali di “comunicazione” alternativi alla parola e migliora la memoria per quanto riguarda il materiale cantato; ai depressi offre svago e rilassamento. Nella preparazione al parto aiuta la gestante a calmarisi e rilassarsi. Nell’afasia, recupera la capacità di esprimere o comprendere le parole; nella dislessia migliora la capacità di lettura e di pronuncia.

Noto l’effetto Mozart: l’ascolto di brevi passi dalla sonata K448 riduce la frequenza degli attacchi epilettici.

LA POTENZA DEL SUONO

Il segreto di questa efficacia è da ricercarsi precisamente nella potenza del suono. Il suono inteso come "logos" è il principio universale, il Verbo divino. La creazione biblica avviene attraverso il suono. È altresì efficace la preghiera collettiva ed individuale spesso usata per guarigioni mistiche. La preghiera esternata, sia individuale che collettiva, possiede un suono, una vibrazione che viene definita “mantra”.

Il suono agisce sul sistema neurovegetativo che regola le funzioni del corpo (traspirazione, ritmo cardiaco, pressione sanguigna) e facilita la liberazione delle emozioni e delle risorse creative; risvegla la volontà negli apatici e modera l'eccessiva irruenza nei soggetti aggressivi.

La parola si forma in noi a partire dal grembo materno. Ogni mamma, durante i mesi della gestazione, parla al figlio con il cuore. Il neonato è pronto a fare sentire la sua voce dopo nove mesi di gravidanza intrisi di timbri sonori, rumori, ritmi e voci che risuonano in lui come la Prima Orchestra.

Infine, la musicoterapia ha un approccio olistico: mente e corpo sono considerati nella loro unità: i suoni provocano nello stesso tempo reazioni emotive e risposte fisiologiche; il cervello reagisce alla musica attivando alcuni centri del piacere, gli stessi che vengono stimolati durante le cosiddette ‘attività gratificanti’, come mangiare, fare sesso, giocare, fare sport, usare tabacco, assumere alcolici e anche droga.

In principio era il suono; a questo suono-luce dobbiamo tornare – lontani dal frastuono monotono, dalle parole oziose e volgari - se vogliamo elevarci; consapevoli del fatto che

“la gloria di Colui che tutto move

per l’universo penetra e risplende”

(Dante, Paradiso I, 1-2).

A cura di Angelo Cacciato, compositore musicologo

Print Friendly