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Ma Ananda Moyi

marzo 22nd, 2010 Posted in Maestri Spirituali

ANANDAMOYI nacque il 30 aprile del 1896, un'ora e dodici  minuti prima del sorgere del sole a Kheora, in India. Durante tutto il periodo del travaglio e del parto la madre non sentì alcun dolore. La bambina nacque senza piangere,  si diceva infatti che ella non avesse mai pianto, se non di felicità. Per questo era conosciuta con il nome di  MA ANANADA: colei che è piena di beatitudine; più tardi i suoi discepoli la chiameranno semplicemente MA: MADRE. I suoi genitori erano adoratori ferventi di VISHNU e le diedero il nome di Nirmala Sundari Devi (Bellezza immacolata). Durante tutta la fanciullezza Nirmala si prese cura dei suoi fratelli più piccoli e  per questo dedicò poco tempo agli studi: solo due anni alla scuola elementare. Ma Ananada Moyi GiovaneNon partecipava ai giochi con gli altri bambini e il suo restare sempre in disparte con aria assente indusse alcuni a pensare che fosse mentalmente ritardata. Sin da quando era molto piccola, diversi fenomeni straordinari iniziarono a manifestarsi nel suo corpo. Da bambina, quando passeggiava nella natura, parlava, sia con le parole che con dei gesti, agli alberi, alle piante e alle creature invisibili dell'aria. A dodici anni e dieci mesi, nel 1909, venne data in sposa a Bholanath, un uomo molto più grande di lei, appartenente ad una famosa famiglia bramina del villaggio.  Dato che egli era spesso assente per lavoro, la vita coniugale cominciò nel 1914. Fino a quel momento, Bholanath pensava di aver sposato una ragazza come tante altre, ma quando provò ad avvicinarla fisicamente ricevette una scossa elettrica che lo costrinse ad allontanarsi immediatamente. Egli pensò che le cose con il tempo potessero cambiare ma ben presto si rese conto che non aveva sposato un persona comune, infatti il matrimonio non fu mai consumato. Parlando del marito, MA ANANDAMOYI disse che la rispettò sempre, e che ogni volta che fu necessario si prese cura di lei e del suo corpo con dedizione, soprattutto nei momenti in cui esso restava inerte.   Tra i 17 e i 25 anni iniziarono a manifestarsi segni ancora più evidenti di fenomeni soprannaturali. Accadeva a volte che, dopo aver cantato il nome di una divinità, ella rimanesse muta e immobile e il suo corpo diventasse rigido ed insensibile. Da quello che si sa, sembra che non ricevette mai un'iniziazione da un guru e non ebbe neanche modo di studiare i testi sacri, perlomeno non nel modo convenzionale. Ad un certo punto della sua vita, gli stati di estasi, in cui letteralmente cadeva all'improvviso, iniziarono a manifestarsi così di frequente che si verificavano anche fuori casa, e ben presto iniziò a diffondersi la voce dell'esistenza di una giovane donna benedetta dal Divino.

Nel 1918, Nirmala e suo marito si trasferirono a Bajitpur. Qui Nirmala si diede definitivamente alla via ascetica. Fino al 1926, seguì con perseveranza la pratica spirituale, raggiungendo il successo in tutte le tecniche spirituali prescritte nei Libri Sacri. In questo periodo si nutrì con soli tre chicchi di grano al giorno e trascorse mesi interi in ritiro completo nutrendosi così. Anche quando non era in ritiro si nutriva molto poco ed il cibo che accettava doveva essere puro, non contaminato, preparato semplicemente ma in modo impeccabile, in uno stato interiore di devozione. Le quantità minime di cibo che assumeva (a volte si trattava della punta di un cucchiaio di riso e pochissima acqua, durante un'intera giornata per molti giorni consecutivi) portarono i  discepoli a preoccuparsi per la sua salute, soprattutto quando smise di mangiare da sola. Sembrava che il fatto di nutrirsi e il gesto stesso collegato a quest’azione non fossero contemplati nell'ambito delle azioni ritenute da lei utili e necessarie, e così il suo corpo si rifiutava di farle. Una volta non mangiò e non bevve per 23 giorni consecutivi. E' evidente che il suo nutrimento era di altra natura, ma per preoccupare le persone che le vivevano accanto accettò di essere nutrita da loro, anche se fu sempre lei a stabilire la quantità, che rimase sempre estremamente limitata. Nonostante assumesse una quantità di cibo veramente esigua, quando non era in estasi era sempre molto attiva e la sua salute era ottima. Nel Dicembre del 1926 MA cominciò a viaggiare e attraversò tutta l'India. Ovunque andò la sua presenza diede impulso ad un'intensa attività spirituale: preghiere, meditazioni , conferenze e cerimonie. Condusse la vita dei pellegrini indù e rispettò la tradizione di non rimanere più di pochi giorni nello stesso luogo. Ma Ananda Moyi SedutaAccettava di parlare con tutti coloro che avevano bisogno di aiuto: giovani o vecchi, ricchi o poveri, indiani o stranieri. In sua presenza, le contraddizioni religiose si dissolvevano da sole. Indifferentemente dal suo interlocutore , musulmano o indù, occidentale o orientale, trovava sempre  la modalità affinché costui comprendesse il messaggio e si indirizzasse con molta più aspirazione verso Dio. Ella diceva: “ Nella casa  di mio Padre ci sono moltissime camere e non dimenticate mai che tutte hanno una singola qualità, sono camere nella casa del Padre”. A coloro che erano impressionati dal fatto che LA MADRE conoscesse il contenuto dei libri di filosofia e l'essenza di tutte le vie spirituali, lei rispondeva: “Esiste un grande libro della vita, per coloro che lo hanno studiato profondamente, in cui tutte le verità della scienza e della filosofia si rivelano”. L'attitudine di MA ANANDAMOYI verso i suoi discepoli variava da un estremo ad un altro, in base alla circostanza e al livello di coscienza del suo interlocutore. Lei si manifestava tanto come una bambina giocosa, quanto come una mamma molto severa. Per tutti coloro che la incontravano era come uno specchio che concretizzava la loro vera natura interiore, mostrando la via per scoprire tutte le potenzialità misteriose dell'essere umano.

MA diceva sempre: “Per me non c'è nulla di nuovo da vedere, sentire o dire”. Eppure, anche le cose più comuni sembravano attirare la sua attenzione, proprio come una bambina davanti ad una bella bambola. Un giorno di Giugno del 1932 si sedette con molti devoti all'aperto, ad un certo punto il cielo si coprì di nuvole scure e cominciò una tempesta con tuoni e lampi. Mentre la maggior parte dei presenti si era ben presto messa al riparo dietro suo consiglio, ella rimase lì con pochi devoti e disse candidamente: “Adesso faccio un bagno”. Nonostante i presenti cercarono invano di dissuaderla,  quando cominciò a piovere rimase ferma sotto la pioggia. Tutto il cortile fu allagato. Con grande gioia SRI MA si muoveva sotto la pioggia divertendosi come una ragazzina. Ben presto molti si unirono a lei, giovani e anziani, e persino quelli che avevano una salute cagionevole. Iniziò un kirtan (canti celebrativi e lodi al divino) che durò per più di tre ore. Nessuno si raffreddò e tutti ricordarono quell'esperienza come qualcosa di meraviglioso.

Erano sempre di più i fedeli pieni di aspirazione che si avvicinavano a SRI MA, nell'intento di vivere secondo i suoi insegnamenti traboccanti di illuminata saggezza. Con non poche difficoltà venne realizzato un Ashram. MA ANANDA MOYI vigilò attentamente la vita dell'Ashram. All'inaugurazione della prima fondazione spirituale disse: “L'Ashram è un luogo santo nel quale i pensieri dell'uomo sono spontaneamente indirizzati verso Dio. Tutti gli abitanti dell'Ashram devono deporre degli sforzi costanti affinché, attraverso le loro preghiere, la sadhana quotidiana, i pensieri nobili e le meditazioni profonde si mantenga un'atmosfera molto pura, davvero Divina.” Ella considerava che l'unico scopo dell'essere umano fosse quello di unirsi a Dio. E’ necessario che colui che ha ricevuto il dono inestimabile di nascere sotto una forma umana consacri tutte le sue forze per raggiungere questo scopo: “La vocazione dell'uomo è la comunione con la Divinità”. La Grazia di Dio si manifesta permanentemente, riversandosi senza fine sopra ogni essere.  Essa è al di sopra della causalità e del pensiero umano. L'uomo raccoglie i frutti delle sue azioni. Allorquando servite vostro padre ed egli,  essendo grato per l'aiuto offerto,  vi fa un regalo, ciò rappresenta il frutto delle vostre azioni, ma il legame e la comunione profonda che esiste tra Dio Padre e Suo figlio non dipende da alcuna azione né dal modo umano di attribuire meriti. Il Padre Celeste, Dio, è in tutto questo. Come può esistere alcuna causa o ragione umana per il riversamento della Sua Grazia? Noi apparteniamo a Lui. Egli ci chiama permanentemente per rivelarsi a noi. Egli è Colui che infonde il desiderio ardente di conoscerlo, l'aspirazione frenetica di essergli accanto, di fonderci, estasiati con il Suo Essere Supremo.

Nell'estate del 1948, una donna arrivò dalla  MADRE e le disse: “Prima è morto mio marito. Sono stata molto triste ma sono passata attraverso e oltre la sofferenza perché avevo una figlia meravigliosa per la quale era necessario che fossi forte. Quando mia figlia ha compiuto 12 anni, si è ammalata ed è morta. Da allora non posso più trovare pace. Era tutto ciò che avevo, così bella e così giovane! Mi è stata tolta quando aveva appena iniziato a vivere. Perché mi ha lasciato? Non posso comprenderlo. Un tempo ho lavorato in un orfanotrofio. Pensavo che, poiché non avevo più la mia bambina, potevo prendermi cura di coloro a cui manca l'amore materno. Mi sono attaccata a quei bambini e loro a me. Ma la ferita nel mio cuore non è guarita. Niente mi aiuta. Rivoglio indietro la mia bambina. Che posso fare?” LA MADRE le rispose: “ In primo luogo, bisogna che tu sappia che la sofferenza è causata dal sentimento di “io” e “mio”. Tu dici: “Mia figlia è morta e soffri”. Ma chi sei tu? Trova chi sei. Lei era il frutto del tuo corpo. Finché ti identifichi con il tuo corpo continua ad esistere la sofferenza. E' qualcosa di inevitabile. Ti affligge perché tu continui a credere  che quella figlia fosse tua e l'hai perduta. Ma devi sapere una cosa – tutta la sofferenza è data dalla separazione e dall'allontanamento da Dio. Quando sei con Lui la sofferenza scompare. Lascia che i pensieri si dirigMa Ananda Moyiano verso di Lui. Ricordati che tua figlia  adesso è con Lui. Quanto più spesso penserai a Dio, tanto più sarai vicina a lei. Se proprio devi piangere, piangi per la nostalgia di Lui. Così come esistono fiori che muoiono prima di dar nascita ai frutti, così alcuni uomini muoiono giovani. Per un periodo, Dio ti ha affidato la bambina per averne cura. Adesso l'ha portata a Sé  e sarà Lui a prendersi cura di lei. Un giorno sarai anche tu lì. Fino ad allora pensa sempre a Dio e sarai vicina a tua figlia. Come fai a sapere che tua figlia non sta bene lì dove si trova? e devi inoltre sapere che, ad un certo livello, tutto è Sé; non si discute più di vita e di morte. Chi nasce? Chi muore? Tutto è il Sé. Allo stesso modo, la mente che si identifica con il corpo si può indirizzare verso l'Eterno e allora il dolore che sentiva il corpo scompare. Questo mondo oscilla tra il piacere e il dolore, qui non esiste stabilità o sicurezza. Queste cose si trovano soltanto in Dio. Come possono esistere entrambi, il mondo e l'Unico? Essi sembrano essere separati: il  mondo e Dio, ma allorquando viene raggiunto lo stato di perfezione spirituale  comprendi che non esiste altro se non l'Uno. Cosa significa la vita nel mondo, tu già lo sai. Solo in Dio troverai tutto ciò che esiste.” MA ANANDAMOYI fece una pausa, poi disse: “Io sono tua figlia”. Alcuni mesi più tardi la stessa donna andò a  Varanasi nell'Ashram di MA ANANDAMOYI, dicendo: “sono passata attraverso  il dolore e l'ho superato. Quando MA mi disse: “io sono tua figlia”, parlò con la voce di mia figlia. Mi si drizzarono i capelli in testa ed ebbi  un'emozione che non posso descrivere a parole. Da quel momento in poi la ferita nel mio cuore cominciò a guarire. Raggiunsi man mano  la convinzione interiore che mia figlia fosse felice lì dove si trova. Oggi posso dire di aver ritrovato la pace e la serenità”.

Un'altra volta le venne posta una domanda che le diede modo di fornire delle informazioni fondamentali a tutti coloro che aspirano alla realizzazione del Sé; la domanda fu posta in questi termini:”La realizzazione del Sé dipende dal potere del Guru o avviene indipendentemente da lui?” Questa fu la risposta: “Prima di tutto si deve chiarire che è l'azione del potere del Guru che fa agire la forza di volontà; in altre parole, si può dire che la forza di volontà derivi dal potere del Guru. E' l'Uno che si manifesta in entrambi, nel potere del Guru e nella forza di volontà...”. Quando ella dava una risposta, in ogni sua affermazione era possibile trovare uniti ogni credo e ogni filosofia, ogni scuola di pensiero e ogni metodo Yoga; tuttavia, ella era al di sopra e al di là di tutto questo. Per lei tutto era l'Unico Essere Supremo che si manifesta nella diversità infinita e che, tuttavia, è al di là di ogni espressione e limitazione, senza forma e immutabile. Le domande sono poste dal punto di vista dell'individuo ma la vera risposta si trova oltre l'ego-mente, dove non esiste né separazione né divergenza di opinioni. Spesso ripeteva che in realtà c'è solo e sempre il Momento Unico. Come un singolo albero contiene innumerevoli rami, innumerevoli foglie, una quantità infinita di movimenti e incalcolabili stati statici, così un momento contiene un numero infinito di momenti, e dentro questi innumerevoli momenti si trova il Momento Unico. E in quel Momento Supremo c'è sia movimento che riposo. E' in quel momento, in quell'attimo di tempo che troverete il vostro Sé. E' quel Momento che collega l'intera creazione...sarà in quel Momento che, improvvisamente, conoscerete Chi siete in realtà e l'intero Universo sarà vostro.

La gioia, la dolcezza, la saggezza e l'Amore che emanava MA ANANDAMOYI, la Madre Permeata di Gioia, sembravano provenire da un'altra dimensione. La sua presenza, il suo sorriso, i consigli e il suo modo di essere facevano parte dell'insegnamento che offriva  ai suoi discepoli. Per tutto il tempo, intorno a lei regnava un'atmosfera miracolosa di sublime purezza. Nel 1982, prima di entrare nel MAHASAMADHI, disse ai suoi discepoli: “Ovunque voi siate, io sono sempre con ciascuno di voi...qualunque cosa diciate e qualunque cosa facciate, a me non  sfugge. Come la vostra figura può uscire subito dall'ombra accendendo una luce, così mi appaiono tutte le espressioni dei vostri volti allorché meditate su di me, parlate di me, mi invocate o semplicemente guardate una mia immagine”.

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