Home » Articoli » E' bene sapere » Le reali offerte del mercato globale

Le reali offerte del mercato globale

aprile 7th, 2010 Posted in E' bene sapere
Lo scenario di un nuovo mondo, senza individualità barattato per un'illusoria ricchezza, che sta impoverendo l'uomo su tutti i piani del suo essere.
 

La fine dei regimi comunisti ha portato in auge un nuovo modo di agire che sta abbracciando tutto il mondo, comprese le realtà più povere del pianeta: la globalizzazione.

Grandi corporation offrono ogni giorno un'infinità di prodotti, provenienti da tutto il mondo, ampliando la possibilità di scelta, ma anche alimentando necessità che non sono tali.

Spalleggiate da campagne pubblicitarie, con colori sgargianti e ritornelli da fischiettare sotto la doccia, ci convincono che più grande è l'impresa più sicuro è il prodotto che acquistiamo.

In realtà non è così.

Quello che in questi anni sta accadendo è una corsa verso un potere sempre più centralizzato e gestito da poche multinazionali.

Sono terminati i tempi in cui si conquistavano territori... ora la vera conquista sta nel dominare la mente umana!

Tutto è possibile grazie all'appoggio dei governi di cui godono le corporation.

Basta pensare ai "trattati di libero scambio" degli ultimi anni: NAFTA, MAASTRICHT, GATT, MAI che tutelano i diritti delle grandi compagnie penalizzando i mercati locali e i singoli individui.

Gli stessi che pagano le tasse, utilizzate per sostenerle.

Cosa ancora più grave è il modo in cui le stesse multinazionali riescono ad evadere legalmente le imposte, magari cambiando velocemente le proprie attività.

Attratti dai loro prezzi bassi, non ci si rende conto di essere finiti in una trappola sia per la nostra salute, sia per la nostra tranquillità.

Si pensi agli attuali contratti di lavoro sempre più a tempo determinato.

Oggi servi... ma domani?

Attualmente, sembra che il nostro destino non possa subire cambiamenti. Chi si ferma è perduto! Grida l'odierno andamento economico.

Si è in mano a corporation che fusione dopo fusione stanno diventando enormi, affermando senza remore la loro grandiosità. Imponendo una crescita troppo repentina dell'economia.

Un modo per valutare le enormi dimensioni delle transnazionali è quello di confrontare le loro entrate con il PIL (prodotto interno lordo) di interi stati. "Nel 1995, 100 delle maggiori economie del mondo erano corporation e non stati".

Alcuni dati riportati da David Korten mettono in luce le 500 più grandi imprese del mondo che controllano il 25% dell'intero prodotto mondiale e le 50 maggiori banche che controllano il 60% del capitale globale.

E' cosi che il mercato mondiale è in mano a poche società.

Ma quali sono gli effetti prodotti dal mercato globale?

Le industrie, dislocate nelle periferie cittadine, hanno richiamato individui dalle campagne, con diminuzione della popolazione rurale ed espansione dell'area urbana.

Ne seguono logiche conseguenze sull'ecosistema.

Situazione evitabile se si pensa che le economie locali, di scarso impatto ambientale, sono sufficienti per i bisogni della popolazione umana.

Ma questi piccoli mercati sono ormai soggiogati dalle grandi imprese. Aiutate inoltre, dai governi che mettono a loro disposizione soldi pubblici.

Ad esempio investendo in una rete di trasporti che distribuisce materiali industriali su lunghe distanze.

Oppure con la costruzione di reti globali che consentono la comunicazione in tempo reale per rifornire un prodotto mancante.

In questo modo i fondi pubblici diventano un sussidio indiretto per le corporation.

Trasportando a velocità enormi materiali industriali acquistati dove è più conveniente, riescono ad offrire prezzi più bassi che attirano acquirenti a danno della piccola economia.

Nello stesso tempo i mercati locali non riescono a godere dei benefici offerti invece alla grande economia, perché non hanno:

  • Grande dipendenza dai trasporti

  • Necessità di sistemi di comunicazione per coordinare le attività

  • Bisogno di grandi pubblicità

Così tante piccole imprese sono costrette a chiudere, causando una diminuzione di posti di lavoro. Contemporaneamente le corporation non creano reale occupazione, specie nei posti dove acquisiscono denaro.

Tanto che la povertà sta diventando qualcosa di molto concreto, soprattutto per quelle che sono definite le popolazioni benestanti.

Si conta che negli USA ci sia la percentuale maggiore dei poveri.

Ma dove investono?

Principalmente nel terzo mondo o in paesi dove possono applicare bassi salari, dove sono presenti norme ambientali permissive e sovvenzioni ancora più forti.

I paesi poveri abbagliati dal finto benessere, che possono portare questi investimenti, offrono loro vantaggi illimitati, senza rendersi conto degli effetti negativi che si possono generare.

Perché queste stesse aziende, abbandoneranno i paesi poveri non appena troveranno sistemazioni migliori, lasciando per lo più un ambiente degradato e sfruttato fino all'osso.

Come facciano ad avere il controllo dell'economia, non è un mistero.

Basta pensare alla televisione, lo strumento d'elezione per la manipolazione dei desideri.

E poi ancora giornali, riviste, cartelloni pubblicitari che tappezzano ogni angolo delle città.

Risultato: ciò che non è necessario per l'uomo diventa un qualcosa di indispensabile.

A tutto ciò va aggiunto il contributo che l'istruzione dà al mercato globale.

Gli insegnamenti non vertono più sulla storia culturale, sul proprio ambiente e sulle risorse locali, ma si crea una monocultura che impoverisce la mente e la rende più facile da manipolare.

Si diventa incapaci di porsi domande e di scegliere... perché dove c'è monopolio non c'è scelta... e se non c'è scelta non c'è libertà.

Agli studenti sono fornite informazioni frammentate che restringono i campi del ragionamento.

Come se non bastasse le scuole preparano i ragazzi a lavorare sull'economia globale.

"Essendo più ricche di molti stati nazionali, le corporation sono sempre più disposte a pagare per avere il diritto di adattare il sistema scolastico ai propri bisogni".

Gli stati cosa fanno di fronte a questo: nulla. Anzi, aiutano con leggi e normative le corporation.

Per fare un esempio si considerino le leggi che regolano la produzione alimentare su grande scala.

Negli stabilimenti industriali, i cibi prodotti contengono vari conservanti, coloranti, aromi artificiali e perfino tracce di pesticidi.

In più vengono trattati per poter prolungare la conservazione al fine di poterli trasportare per lunghe distanze.

Gli alimenti così manipolati, oltre a perdere di genuinità sono soggetti a controlli e procedure che in apparenza dovrebbero salvaguardare la salute pubblica.

Ma le procedure, obbligatorie anche per le aziende locali, che per lo più producono cibi non destinati alla lunga conservazione, sono troppo costose.

In questo modo molte piccole aziende come quelle casearie, che producevano formaggio in locali attigui alle stalle, sono state costrette a chiudere.

Tutto ciò è un controsenso, se si pensa che con la produzione di massa degli alimenti sono aumentati i casi di salmonellosi.

In Italia questo trova conferma tornando indietro di qualche anno. Si ricordino i casi di salmonella legati al consumo di una determinata marca di mascarpone.

L'uomo intelligente a questo punto si domanda: com'è possibile che prodotti così trattati possano essere un bene per la nostra salute?

Come si dice in questi casi: oltre al danno la beffa! Ma le grandi aziende dormono sonni tranquilli, tanto la pubblicità e qualche altro piccolo accorgimento nelle telecomunicazioni di massa fanno ben dimenticare domande scomode.

Ovviamente il mercato globale non è solo per il settore alimentare, ma si estende ad ogni campo: manifatturiero, chimico, tecnologico, automobilistico, farmaceutico...

A qualunque livello agiscano, portano solo un apparente benessere che impoverisce le tasche, lo spirito e talvolta si portano via anche la salute.

Già, la salute è un altro succulento mercato per le corporation.

Si può pensare al cancro.

Le industrie farmaceutiche hanno creato un'infinità di medicinali dal dubbio valore curativo, ma dal concreto effetto distruttivo per l'organismo.

Oltre al cancro, c'è anche l'invitante mercato degli psicofarmaci: si pensi al Ritalin, impropriamente somministrato a bambini definiti iperattivi, con logiche conseguenze sul comportamento.

E se qualcuno si oppone? Inutile! Si può citare il caso "Prozac" di qualche anno fa. Ritirato dal commercio dalla Food and Drugs Administration perché ritenuto responsabile di alcuni casi di suicidio, è ora tornato sul mercato con il nomignolo di "farmaco della felicità".

E i casi di suicidio? Tutto passato, come una bolla di sapone.

In fine rimane da considerare l'eccessivo consumo di energia portato dal mercato globale.

Si sa che le fonti di energia rinnovabili sono equamente distribuite in tutto il pianeta.

Magari un paese ha meno energia solare, ma più energia eolica, un altro più energia idrica e così via.

Ma l'industrializzazione non chiede energia rinnovabile, vuole petrolio. Il cui uso sconsiderato sta causando seri problemi ambientali.

Come se non bastasse, in previsione dell'esaurimento delle scorte si sta pensando bene di tornare al nucleare.

"Ciò non stupisce: il nucleare soddisfa i bisogni di un'economia a larga scala, mentre le energie rinnovabili decentralizzate vanno in direzione opposta".

Ogni tentativo di regolamentare questi settori si è dimostrato un fallimento. Soprattutto perché, le corporation con i loro gruppi di pressione e finanziando le campagne elettorali dei politici, esercitano un'enorme influenza sui governi.

Quindi è inutile aspettarsi qualcosa in questo senso.

Si è dentro un vortice che sta risucchiando tutte le nostre energie e non esiste altro modo di salvarsi se non quello di svegliarsi.

Carlotta

  FONTI: "Piccolo è bello grande è sovvenzionato" di Steven Gorelick
Print Friendly