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In cerca di Dio

giugno 21st, 2011 Posted in Spiritualità
“Bene” disse il controllore guardando Ramdas “posso sapere perché state viaggiando in questo modo?” “In cerca di Dio” fu la sua semplice risposta. “Dicono che Dio sia ovunque” continuò il controllore “allora a che serve il vostro andare in cerca di Lui se Egli è nello stesso luogo in cui avete iniziato la ricerca, come dite voi?” “Giusto fratello” rispose Ramdas “Dio è ovunque, ma Egli vuole che proviamo di fatto questa verità, andando dappertutto e realizzando la Sua presenza in ogni luogo”. “Bene, allora”, continuò il controllore, “se scoprite Dio ovunque dovreste vederLo anche qui, in questo posto, dove siete adesso”. “Certamente, fratello”, replicò Ramdas, “Egli è qui, nello stesso luogo in cui siamo noi”. “Potete dirmi dov'è?”, chiese il controllore. “Guardate, Egli è qui di fronte a me!” esclamò Ramdas pieno d'ardore. “Dove, dove?”, gridò il controllore impaziente. “Qui, qui” rispose Ramdas sorridendo, e diede un colpetto sull'ampio petto del controllore. “Nell'alta figura che mi sta di fronte, cioè in voi, Ramdas vede chiaramente Dio che è ovunque”.   Questo semplice dialogo tra Swami Ramdas e il controllore del treno su cui stava viaggiando spiega l'essenza di ciò che Ramdas voleva comunicare attraverso il libro “In cerca di Dio” e spiega lo scopo del suo lungo peregrinare, da un capo all'altro dell'India, in esso descritto. E' la raccolta delle “immagini”, degli aneddoti, dei vissuti più significativi della sua esperienza di asceta itinerante. Tutto il bagaglio che portava con sé erano gli insegnamenti di Sri Krishna nella “Bhagavad Gita”, di Buddha nella “Luce dell'Asia”, di Gesù Cristo nel “Nuovo Testamento” e del Mahatma Gandhi nella “Giovane India” e in “Religione Etica”. Traeva così insegnamenti e ispirazione dai grandi saggi e maestri di sempre, considerandoli tutti canali del Divino, senza discriminazioni e pregiudizi. Il suo compagno di viaggio era Ram stesso (Dio) il cui nome Ramdas ripeteva continuamente come un mantra e alla cui volontà si abbandonava senza remore: “Tutto è volontà di Ram” è una delle affermazioni ricorrenti di Swami Ramdas, espressa sempre con serenità, col sorriso sulle labbra , anche di fronte a ciò che sembrava un ostacolo o un disagio; ogni circostanza anche quella apparentemente più difficile aveva un lato positivo che istantaneamente e spontaneamente Ramdas era in grado di cogliere. Era sempre Ram che gli affiancava lungo il viaggio la presenza dei vari Sadhu (asceti) perché lo guidassero nelle varie tappe e si prendessero cura di lui.   Ogni pagina del libro è intrisa del senso della missione che Ramdas aveva capito di dover compiere, quella che dava un senso alla sua vita: meditare costantemente, entrare in comunione con Ram. Era così che raggiungeva stati di estasi tanto intensi che si manifestavano anche con irrefrenabili lacrime di gioia (“scorrete lacrime, ardenti del fuoco della felicità suprema”). Come potevano i piaceri del mondo esercitare fascino su Ramdas di fronte alla bellezza di questo vissuto? Tutto quello di cui sentiva il bisogno lo riceveva automaticamente, gli bastava pregare Ram con cuore puro e aperto, in stato di totale e reale abbandono alla Volontà Divina qualunque essa fosse, senza aspettative precostituite e guidato dall'incrollabile fede nel fatto che tutto ciò che accade è volontà di Ram e accade per il bene dell'uomo.   E' una lettura scorrevole, fatta di racconti e aneddoti semplici ma che hanno anche una chiave di lettura più profonda che, se siamo disposti a cogliere, ci insegnano a sentirci e vederci continuamente avvolti dal Divino e a rapportarci a Lui in modo molto più genuino di quanto si faccia normalmente ossia, con lo stupore e la purezza di un bambino, con il sorriso, con abbandono e positività e, per citare il titolo di uno dei capitoli, con quell'”amore che conquista l'odio” .   NOTE BIOGRAFICHE   Sri Swami Ramdas, all'anagrafe Vittal Rao, nacque nel 1884 a Hosdurg, in India. Non era portato per gli studi scolastici ma era dotato di una vivace intelligenza e di una profonda passione per la lettura. Assimilava rapidamente tutto ciò che leggeva e perfezionò molto presto l'inglese. Con un diploma in lavorazione tessile in tasca intraprese una serie di lavori nel settore che però non gli diedero mai stabilità. Provò anche ad avviare una propria attività ma la sua indole mal si sposava con quella dell'imprenditoria e così anche questo tentativo finì male. Sposato, con una figlia: anche la vita familiare non gli regalava molte soddisfazioni. Lui stesso scrive in riferimento a queste vicissitudini: “Per circa un anno Ramdas si dibatté in un mondo di preoccupazioni, d'ansietà e di sofferenze. Fu  un periodo di terribile tensione e inquietudine, tutto per colpa sua. In quello stato d'infelicità e prostrazione, il cuore di Ramdas gridava: - Dov'è il conforto? Dov'è la pace? - Il suo pianto fu udito e dal Grande Vuoto venne la voce: - Non disperare! Abbi fede in me e sarai libero! - Era la voce di Ram.” Trasferitosi a Mangalore, iniziò a praticare quotidianamente a casa del fratello Sitaram Rao, il bhajan (canto devozionale) davanti all’immagine di Sri Krishna. A questo si aggiunse l'iniziazione ricevuta dal padre, al Ram Mantram. Il tempo che Ramdas dedicava al Rambhajan (la meditazione su Dio) era sempre di più; la ripetizione del nome di Ram proseguiva anche mentre svolgeva altre attività o, semplicemente, camminava. Ramdas ricorda con queste parole quel periodo: “...a poco a poco si palesò nella sua mente che Ram era la sola Realtà e che tutto il resto era falso. Mentre il desiderio di godere delle cose del mondo diminuiva velocemente, si esauriva anche l'attaccamento all'idea di me e di mio. Il senso di possesso e di relazione andava svanendo. Tutto il pensiero, tutta la mente, tutto il cuore, tutta l'anima era concentrata su Ram, che copriva e assorbiva completamente tutto.” A nulla valsero i richiami dei familiari preoccupati per come la sua vita stava cambiando, ormai Ramdas era sul punto di una sorta di nuova nascita, quella di una vita consacrata integralmente alla meditazione e al servizio di Sri Ram. Da qui ha inizio il pellegrinaggio ascetico descritto nel libro. Si ricongiunse alla famiglia dopo due anni ma proseguì il suo continuo Rambhajan. Visse esperienze spirituali sempre più elevate, come quella del nirvikalpa samadhi mentre era in meditazione in una grotta sul monte Kadri, dove rimase per mesi. Dopo questa esperienza riprese la vita itinerante. Nel 1931 si stabilì a Kanhangad dove inaugurò un Ashram dal nome Anandashram. Swami Ramdas abbandonò il corpo fisico per entrare nel Mahasamadhi il 25 luglio 1963, all’età di 79 anni.  
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