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Il pellegrino russo

giugno 21st, 2011 Posted in Spiritualità
l “Racconti di un pellegrino russo” è un libro pubblicato per la prima volta a Kazan' nel 1881. In breve tempo è diventato uno dei libri moderni sulla tradizione ortodossa più letti in Europa. Il racconto, espresso in prima persona, inizia con una frase che il nostro pellegrino, uomo di fede nato in una famiglia benestante e caduto in miseria a causa dell’invidia di suo fratello, ascoltò in un'omelia la “ventiquattresima domenica dopo la Trinità”, tratta dalla prima epistola dell’apostolo Paolo ai Tessalonicesi: “Pregate senza posa". Questa frase suscitò nel suo animo una curiosità benevola, che lo spinse a cercare di capire come fosse possibile pregare senza posa. Dopo una vana ricerca della risposta nella Bibbia, decise di partire come pellegrino, senza una meta precisa, alla ricerca della “preghiera senza sosta”, portando con sé solamente una sacca con del pane secco e la sua amata Bibbia. In un primo periodo, il pellegrino vagò in cerca di sacerdoti che riuscissero a soddisfare la sua ricerca della preghiera senza posa, ma ben presto capì che le prediche che ascoltava non erano quasi mai accompagnate da una conoscenza pratica e da una sincera ricerca spirituale. Camminò quindi per giorni senza meta e una sera incontrò un anziano signore che aveva l’aspetto di un religioso. Quest’uomo era effettivamente un monaco, che esortò il pellegrino a seguirlo nel suo monastero, dove egli aveva un libro che poteva soddisfare la sua sete di ricerca. Una volta al monastero, lo starets aprì la Filocalia, il libro dei Padri Pellegrini e iniziò a leggere un passo di Simeone il Nuovo Teologo: "Rimani assiso nel silenzio e nella solitudine, piega il capo, chiudi gli occhi; respira più dolcemente, guarda con l’immaginazione nell’intimo del tuo cuore, raccogli la tua intelligenza, ossia il tuo pensiero, dalla testa al cuore. Scandisci respirando: "Signore Gesù Cristo, abbi pietà di me", a voce bassa, o anche soltanto con la mente. Sforzati di cacciar via ogni pensiero, sii paziente e ripeti questo esercizio". Ascoltando queste parole, il pellegrino percepì una gioia immensa e i due continuarono la lettura fino alla mattina seguente quando, terminati gli insegnamenti dello starets, il pellegrino iniziò la pratica. Non potendo rimanere nel monastero, ma desiderando ardentemente di non separarsi dal suo maestro, il pellegrino trovò un luogo tranquillo presso un villaggio vicino e ripeté la “preghiera del cuore” 3000 volte al giorno per una settimana. All’inizio le cose sembravano procedere bene, ma dopo qualche giorno sentì una gran pesantezza, pigrizia, noia, un sonno invincibile e i pensieri si abbatterono su di lui come nuvole. Decise allora di tornare dallo starets il quale gli lesse un passo della Filocalia tratto dagli insegnamenti del monaco Niceforo: “Se malgrado tutti gli sforzi, fratello, non puoi entrare nella regione del cuore, come io ti ho consigliato, fa’ quel che ti dico e, con l’aiuto di Dio, troverai quello che cerchi. Tu sai che la ragione di ogni uomo sta nel petto… A questa ragione leva via dunque ogni pensiero (lo puoi se lo vuoi) e ripeti il "Signore Gesù Cristo, abbi pietà di me". Cerca di sostituire con questa invocazione interiore ogni altro pensiero, e alla fine questo ti aprirà certamente la soglia del cuore: l’esperienza lo garantisce". e poi gli consigliò di ripetere la preghiera con più perseveranza per 6000 volte al giorno, né più né meno. Dopo diversi giorni di immersione in preghiera nella capanna, fu lo Starets a raggiungere il pellegrino e, verificati i suoi miglioramenti, lo esortò a rafforzare la sua attitudine alla preghiera ripetendola per 12000 volte al giorno, allontanandosi dalla capanna solamente ogni 2 settimane per recarsi al monastero. Il pellegrino seguì i consigli, in principio con qualche difficoltà. Aveva dolori alle mascelle, alla lingua e persino al dito che sgranava il rosario. Ma dopo una settimana, sentì scomparire questi dolori e percepì la preghiera ripetersi da sé, senza bisogno di alcuna spinta e si sentì pervaso da uno stato di gioia infinita. Tornato in visita dallo starets, dopo aver raccontato la sua esperienza, il pellegrino ottenne dal maestro il permesso di recitare la preghiera a sua discrezione per il numero di volte che desiderava. Di lì a breve, lo starets morì e il pellegrino decise di mettersi nuovamente in cammino, questa volta accompagnato dalla preghiera del cuore e da una copia della Filocalia acquistata nel piccolo paese. Per mesi vagabondò, poi decise di dirigersi in Siberia, dove sperava di trovare la calma per poter pregare. Nel cammino percepì che la preghiera iniziava a scorrere autonomamente nel suo cuore e iniziò spontaneamente a recitare una parola a ogni battito. Smise allora di muovere le labbra e ascoltò attentamente quel che diceva il cuore. Fu così inondato da un forte calore nella zona del petto e da un forte stato di amore. Il pellegrino trascorreva il giorno leggendo la Filocalia seduto sotto un albero e la notte camminando e ripetendo la preghiera. Le prove però non erano ancora terminate. Una sera, il pellegrino incontrò due malviventi che lo stordirono e lo derubarono dei suoi due amati libri. Ripresosi fu pervaso dallo sconforto e dalla disperazione e per tre lunghi giorni non riuscì neppure a camminare. La terza notte, in sogno gli apparve il suo starets che gli disse: “Sia questa per te una lezione di distacco dalle cose terrene per andare più liberamente verso il cielo. Questa prova ti è stata mandata affinché tu non cada nella voluttà spirituale. Dio vuole che il cristiano rinunci alla sua volontà e a ogni attaccamento a essa, al fine di affidarsi completamente alla volontà divina. Tutto quello che Egli fa è per il bene e la salvezza dell’uomo. Egli vuole che tutti siano salvi (1Tm 2,4). Fatti animo, e credi che con la tentazione il Signore procurerà anche la via d’uscita (1Cor 10,13). Quanto prima tu riceverai una consolazione più grande di tutto il tuo dolore.” A queste parole il pellegrino si destò rincuorato e si mise in cammino. A un tratto incontrò una colonna di forzati e riconobbe i due banditi che lo avevano derubato. Chiese al capitano della colonna di aiutarlo a recuperare i suoi libri e questi lo invitò a passare la notte nel suo rifugio. I due parlarono durante la cena e il capitano narrò al pellegrino la sua storia, confidandogli di essersi “salvato” dalla rovina, grazie alla lettura incessante della Bibbia e la mattina aiutò il pellegrino a recuperare i suoi libri. Arrivato in Siberia il pellegrino incontrò un uomo che viveva solo nella foresta intento a espiare i suoi peccati. Da dieci anni viveva in solitudine pregando notte e giorno e facendosi portare delle provviste (pane e acqua) dal paese una volta al mese. Vicino alla sua capanna ve ne era un'altra e il pellegrino decise di fermarsi lì per attendere la fine dell’inverno. Vedendo che l’uomo solitario era ben disposto alla preghiera, decise di insegnare anche a lui il metodo descritto nella Filocalia, leggendone alcuni passi. Approfittando della solitudine della sua capanna, il pellegrino riprese la lettura della Filocalia dal principio e notò come molti passi rimanevano a lui ancora oscuri e criptici. Quasi tormentato da questa sorta di impotenza iniziò a pregare, la sua mente si placò e si addormentò. Fu così che in sogno gli apparve il suo amato starets. “Questo santo libro è pieno di grande saggezza. È per questo che voi, spiriti semplici, non dovete leggere i libri dei Padri tutti di seguito come sono esposti qui. Questa è una disposizione conforme alla teologia; ma colui che non è istruito e vuole imparare la preghiera interiore nella Filocalia deve attenersi a quest’ordine: leggere per prima cosa il libro del monaco Niceforo (nella seconda parte), poi il libro di Gregorio il Sinaita per intero, salvo i capitoli brevi, poi le tre forme della preghiera di Simeone il Nuovo Teologo e il suo trattato sulla fede, infine il libro di Callisto e Ignazio. In questi testi si trova l’insegnamento completo della preghiera interiore del cuore, alla portata di tutti. Se vuoi un testo ancora più comprensibile, prendi nella quarta parte lo schema della preghiera di Callisto, patriarca di Costantinopoli.” E in sogno il pellegrino prese il libro e iniziò a cercare invano, fu così che lo starets lo aiutò e con un pezzo di carbone gli segnò la pagina, poi scomparì. Al risveglio l’uomo cercò di memorizzare ciò che aveva sentito in sogno e si domandò se le apparizioni oniriche fossero dovute al suo pensiero che spesso era rivolto al maestro. Si alzò dal letto con questa incertezza nello spirito e vide sul tavolo la sua Filocalia aperta sulla pagina sognata con il tratto del pezzo di carbone fatto dallo starets in sogno. La visione rafforzò il suo fervore e, senza perder tempo, iniziò la lettura come indicato riuscendo, finalmente, a comprendere appieno il significato della preghiera. Fu così che seguendo l’insegnamento di Simeone il Nuovo Teologo, chiuse gli occhi e si concentrò nel cuore; quando riuscì a vederlo e a percepirlo introdusse la preghiera e la fece uscire da li, ripetendo durante l’ispirazione: “Signore Gesù Cristo” e durante l’espirazione: “Abbi pietà di me”. Dopo 5 mesi di pratica della preghiera secondo questo metodo, essa divenne incessante e spontanea anche durante il sonno e l’anima del pellegrino si riempì sempre di più di gioia e delizia. In fine, il bosco in cui la capanna aveva sede venne tagliato e il pellegrino riprese il suo cammino in direzione di Irkutsk per vedere le reliquie di Sant’Innocente. Una volta arrivato a Irkutsk, incontrò un uomo ricco che doveva inviare una lettera al figlio che viveva a Odessa e che si offrì di pagargli il viaggio fino a Gerusalemme. Dopo tre giorni trascorsi con il ricco mercante, il pellegrino partì per Odessa con la lettera nella sacca. Durante il cammino, incontrò un piccolo paese, e avendo voglia di pregare visitò la chiesa che vi si trovava. Terminate le preghiere, fu condotto da due bambini nella loro casa. I genitori dei bambini erano dei benestanti molto misericordiosi, che utilizzavano la loro dimora per dare conforto a poveri e mendicanti. I due insistettero affinché il pellegrino si fermasse qualche giorno nella loro casa. Durante un pranzo, il pellegrino notò un vecchio cieco, la cui lingua non smetteva mai di muoversi; incuriosito gli chiese cosa stesse ripetendo e costui gli confidò che molto tempo addietro, quando ancora aveva il dono della vista, era un bravo sarto. Un giorno, ospite di una famiglia per la quale lavorava, lesse su di un libro l’importanza della preghiera continua e la formula della preghiera del cuore. Essendo il suo lavoro manuale, iniziò a ripetere la preghiera mentre cuciva e in breve questa entrò a far parte di lui e la bocca iniziò a ripeterla spontaneamente. Udito ciò il pellegrino fu molto contento e mostrò al vecchio la sua Filocalia. Quest’ultimo che aveva letto solo pochi passi dell’intero libro, gli chiese di leggerglielo e fu così che, il giorno seguente, i due partirono insieme alla volta di Tobolsk. Durante il tragitto il pellegrino lesse la Filocalia e insegnò al vecchio come portare la sua preghiera a livello del cuore; dopodiché i due si salutarono e il pellegrino proseguì per la sua strada. A questo punto il libro si interrompe, realizzando un salto temporale. Troviamo il nostro pellegrino nuovamente nella casa del ricco mercante di Irkutsk, intento nel raccontare il suo pellegrinaggio verso Gerusalemme, riprendendo dal suo arrivo a Odessa. Arrivato a Odessa, il pellegrino si recò dal figlio del mercante di Irsutsk, ma scoprì che questi era morto 3 settimane prima. Rimase nella casa per qualche mese poi, vista l’impossibilità di proseguire verso Gerusalemme, si incamminò nuovamente alla volta di Kiev. Arrivato nella grande città, scrisse per una settimana tutti i suoi più piccoli peccati fin dall’età infantile e si recò da un monaco eremita per confessarsi. Questi, spiegò al pellegrino come capire quali sono i veri peccati e come riconoscerli. Poi lo esortò a rimanere nella sua cella per qualche giorno, mentre lui sarebbe stato in ritiro. Fu così che il pellegrino pregò nella totale quiete della cella, percependo che, grazie alla santità dell’anziano eremita, la pratica spirituale in quel luogo era decisamente più facile. Quando l’anziano tornò, il pellegrino chiese una meta da raggiungere e gli fu indicata la città di Pocaev, dove si trovava “L’Orma miracolosa della madre di Dio”. Partito verso la nuova meta incontrò per lo più villaggi ebraici, fino a quando da una finestra scorse un malato dall’aspetto straniero che gli chiese di accudirlo per qualche giorno ed egli accettò. Il malato era Greco, proveniva dal monte Athos, il luogo in cui dimoravano i padri pellegrini e aveva con sé la versione originale, greca, della Filocalia. Questi gli spiegò che la preghiera del cuore è cosi formulata in quanto dicendo: “Signore, Gesù Cristo, Figlio di Dio” si dirige il pensiero alla vita di Gesù e dicendo “abbi pietà di me, peccatore” ci si pone dinanzi alla propria impotenza e ai propri peccati. I due parlarono per un’intera settimana della preghiera e di come questa poteva essere ripetuta, avendo modo, entrambi, di migliorare la propria tecnica. Una volta che l’anziano fu guarito, si separarono. Raggiunta Pocaev, il pellegrino vi rimase a pregare per circa una settimana, visitando spesso l’icona della Madonna, poi partì nuovamente alla volta di Kiev. Dopo pochi chilometri incontrò un signore, già conosciuto nella chiesa di Pocaev, il quale lo invitò a seguirlo presso il monastero Solovetskij. I due camminarono distanti l’uno dall’altro per non disturbare il loro raccoglimento durante il cammino e mentre il pellegrino ripeteva la sua preghiera, l’uomo leggeva incessantemente il Vangelo. Durante le pause, costui continuava la lettura e durante il sonno teneva il libro vicino a sé. Il pellegrino chiese il perché di quella lettura così assidua, e ascoltatene le motivazioni e visto che il suo compagno era molto preparato sull’orazione, gli chiese di illuminarlo. L’uomo, quindi, consigliò al pellegrino di leggere in primis il capitolo 6 di Matteo, (versetti 5-9) nel quale si insegna che bisogna cominciare a pregare non per vanagloria o rumorosamente ma nella pace di un luogo solitario, pregando solo per ottenere il perdono dei peccati e l'unione con Dio, evitando petizioni superflue per le diverse necessità della vita come fanno i pagani. Proseguendo, nei versetti 9-15 è illustrata la formazione dell’orazione, ovvero le parole che bisogna usare e le condizioni affinché essa sia efficace. Passando poi al capitolo 7, nei versetti 7-12 è illustrato come fare affinché l’orazione agisca. Il concetto è racchiuso in tre parole molto significative: “Chiedi, cerca, bussa”. Dopo questa precisa dottrina l’uomo consiglia di leggere il capitolo 4 e il 15 di Giovanni, dove viene espresso più chiaramente il potere e la necessità dell’orazione interiore e il capitolo 16 nel quale viene spiegata la forza immensa della ripetizione della preghiera di Gesù: “Signore Gesù Cristo, abbi pietà di me” e come la sua ripetizione infonda felicità e luce in ogni cuore. Viene narrato che fu Gesù stesso che, prima di abbandonare la vita terrena, disse ai suoi apostoli: “Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. In verità vi dico: qualunque cosa chiederete al Padre egli ve la concederà in nome mio". La preghiera viene poi ripresa e spiegata negli atti degli apostoli, dove è illustrato:   1) quanto sia necessaria la preghiera in ogni circostanza della vita; 2) come lo Spirito ci aiuti a pregare; 3) come si debba sempre pregare nello Spirito; 4) quanto siano necessarie all'orazione la calma e la pace interiore; 5) come sia necessario pregare senza intermissione; 6) come occorra pregare non solo per se stessi ma per tutti gli uomini.   Dopo questa illuminante spiegazione i due, oramai divenuti buoni amici, camminarono per altri cinque giorni fino all’arrivo presso la dimora del vecchio e ricco mercante, dove il racconto si conclude.
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