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L’energia del perdono

giugno 3rd, 2010 Posted in Conoscere se stessi
A chi non è mai successo di soffrire e di attribuire a un altro essere la causa di tale sofferenza? A chi non è mai successo di etichettare come “imperdonabili” certi comportamenti altrui? E magari anche di covare un vero e proprio sentimento di vendetta e di rivincita. Succede soprattutto in amore, quando si è particolarmente sensibili e vulnerabili proprio perché, innamorati, ci si abbandona totalmente all’altro. Questa vulnerabilità, sintomo della mancanza di distacco e lucidità, espone maggiormente alla sofferenza e induce anche a provocarla nel partner.il perdono-abbraccio sferaA questo punto è d’obbligo chiarire e assimilare il fatto che la sofferenza di cui attribuiamo la colpa ad altri non è altro che il risultato dell’incapacità tutta nostra di essere distaccati. “Distaccato” non significa “freddo”, “indifferente” o addirittura “menefreghista” come spesso si tende a credere ma significa vivere pienamente la vita e quello che ha da offrirci senza però essere dipendenti emotivamente da un’altra persona o da una qualsiasi circostanza esterna come la carriera, il denaro, l’affermazione sociale, ecc. Chi è veramente distaccato non si identifica esclusivamente e con attaccamento con il rapporto di coppia, è capace di osservarsi dall’esterno e contemporaneamente di interiorizzarsi per realizzare di essere qualcosa di più e che va oltre. E’ capace di godere fino in fondo delle gioie che l’amore dona ma è anche spiritualmente maturo tanto da comprendere che qualsiasi sofferenza dovesse sopraggiungere, è una lezione da imparare, una prova da superare per evolvere. Sa perfettamente che non gli viene mai posto sulle spalle un peso superiore a quello che può sostenere e vede la persona che in qualche modo “provoca” la sua sofferenza, non come un nemico, ma come lo strumento che gli sta dando, anche se incosapevolmente, la possibilità di migliorare ed evolvere. Ma cosa fare se non abbiamo raggiunto un tale stato di distacco? Cosa fare quando ci sentiamo irrimediabilmente feriti? Intanto allontaniamo l’idea dell’irrimediabilità e poi mettiamo in moto nel nostro essere l’energia sottile divina del perdono. Se non sentiamo in modo spontaneo questa energia in noi ma ardentemente desideriamo risvegliarla perché consapevoli che ci permette di essere persone migliori, esiste un semplice ed efficace metodo a cui possiamo ricorrere. Prima di procedere è fondamentale consacrare a Dio i frutti di questa “azione di perdono” che siamo intenzionati a compiere e Lo imploriamo umilmente di riversare su di noi e risvegliare in noi l’energia sottile del perdono. Di seguito procediamo in questo modo: ci posizioniamo in piedi,  in direzione del sorgere del sole e, bene interiorizzati, ripetiamo mentalmente per sette volte questa semplice ma al contempo potente preghiera: "Signore Dio, padre celeste, ti imploro umilmente di riversare nel mio essere la tua energia divina del perdono. Ti imploro di aiutarmi a perdonare totalmente e incondizionatamente tutti coloro che hanno sbagliato nei miei confronti, sia volontariamente, sia involontariamente. Ti ringrazio per aver ascoltato la mia preghiera, aiutami. Amen". Il-perdono-fioreSe rimaniamo aperti, interiorizzati, abbandonati, se facciamo cadere qualsiasi forma di pregiudizio, sentiremo al termine di ogni ripetizione un’energia che dall’alto entra in noi attraverso la cima della testa e prosegue verso il basso inondandoci letteralmente, si tratta dell’energia del perdono. A un certo punto noteremo l’affievolimento di tale flusso energetico e allora procederemo con un’altra ripetizione e così via per 7 volte. Dopodiché orientiamo intensamente il pensiero alla persona e alle azioni che ha compiuto e che vogliamo perdonare. E riconosceremo chiaramente che proprio in quel momento l’energia divina del perdono entra in azione portando con sé uno stato di sollievo e purificazione interiore, il ché testimonia il successo della tecnica. Altro segno caratteristico dell’efficacia della tecnica è lo stato di distacco completo rispetto al dolore e anche rispetto a chi e a ciò ha “provocato” detto dolore. Segno invece di un eventuale insuccesso è la persistenza di strane tendenze e di uno stato interiore ancora negativo e agitato. In questo caso non dobbiamo fare altro che perseverare e ripetere più volte l’intero procedimento, senza frustrazione e consapevoli del fatto che alla fine comunque riusciremo nell’intento e arriveremo a vivere quello stato di distacco completo descritto. A questo punto, se vogliamo, possiamo approfondire l’esperienza e  proseguire nel modo seguente: rimanendo sempre interiorizzati, cerchiamo di entrare il più possibile nei panni della persona che ci ha feriti, dobbiamo in un certo senso “sentirci” lui o lei, lasciando fuori giudizi e pregiudizi personali e ci chiediamo: “cosa avrei fatto io al suo posto? Come avrei agito se mi fossi trovato nella stessa situazione?” Rispondiamo a questa domanda con tutta la lucidità, il distacco e l’obiettività di cui siamo capaci. Dopodiché visualizziamo e analizziamo la persona in questione all’interno di un contesto diverso da quello “incriminato”. Sfruttiamo l’immaginazione creativa di cui siamo dotati per inserire la persona in tutt’altro quadro. Possiamo immaginarla bambina, possiamo rievocare un momento particolarmente positivo e piacevole vissuto con lui o lei, mettendo bene a fuoco ogni dettaglio. Gli esempi possono essere tanti, l’importante è mettere questa persona sotto una luce diversa, rompendo quell’associazione che ci era diventata automatica e spontanea tra questa persona e il dolore da noi vissuto. perdono-stretti-in-un-abbraccio-Terminato il tempo di tale visualizzazione rimaniamo a occhi chiusi, interiorizzati e raccolti, ci apriamo il più possibile a livello affettivo e chiediamo con aspirazione a Dio Padre di riempire il nostro cuore e la nostra anima della sua infinita compassione. E infine sentiremo risvegliato e amplificato in noi quello stato di distacco già descritto. Cerchiamo di riconoscerlo, di assimilarlo e cristallizzarlo bene nel nostro essere in modo da poterlo rievocare più facilmente quando ne sentiremo la necessità. E durante le ore successive, nel compiere le azioni quotidiane di sempre, cerchiamo di essere coscienti di come quello stato ci stia sostenendo e notiamo le differenze in positivo che questo comporta. E’ importante coltivare l’energia del perdono ed entrare in risonanza con essa perché funziona esattamente come tutti gli altri tipi di energie: come l’amore attira l’amore, la gioia attira la gioia, così il perdono attira il perdono. Molti credono che perdonare equivalga semplicemente a dimenticare o ad accettare passivamente qualcosa che riteniamo ci abbia ferito ma questo è troppo riduttivo e semplicistico: il perdono richiede in realtà da parte nostra un ruolo attivo di lucida e distaccata analisi del dolore provato e della situazione. Questo passaggio è una tappa obbligata se vogliamo sanare appieno e definitivamente la ferita e dissolvere quella pena e quella frustrazione che ci accompagna finché non ci pacifichiamo attraverso il perdono. La grazia che ne scaturisce si riversa non solo su chi compie l’atto del perdono ma anche sulla persona perdonata liberandola dal senso di colpa e dall’amarezza, lo illumina di una luce nuova e positiva che non è più quella negativa del giudizio. Il giudizio “chiude” l’anima, il perdono la libera e la “espande” armoniosamente. Possiamo ripetere questo processo più volte e con persone diverse, ogni volta che ne sentiamo il bisogno e noteremo che man mano ci risulterà sempre più facile perdonare e ci sentiremo sempre più leggeri e armoniosi.
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